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Per opportuna conoscenza, si allega il testo del “maxiemendamento” presentato dal Governo al ddl delega sul lavoro; com’è noto, sul ddl è stata posta la questione di fiducia, che sarà votata in serata al Senato. Da una prima lettura, il maxiemendamento, che formalmente è composto da un unico articolo interamente sostitutivo dei 6 articoli di cui era composto il ddl, ricalca in larghissima parte il testo approvato dalla Commissione lavoro del Senato; le modifiche più rilevanti riguardano l’ex art. 4 (ora comma 7), dove è un pò meno vaga l’ipotesi di riduzione delle tipologie contrattuali, viene introdotto un nuovo punto (nuova lett. b)) per la promozione del contratto a tempo indeterminato mediante un diverso peso degli “oneri diretti ed indiretti” (formulazione non chiarissima), la formulazione sul contratto a tutele crescenti è invariata, sul tema del possibile demansionamento si riprende pari pari il testo della Commissione ma si aggiunge la possibilità per la contrattazione collettiva di individuare casistiche aggiuntive, sull’estensione del lavoro accessorio il testo è riformulato ma la sostanza appare invariata. Visualizza o scarica il documento

Comprensorio di Alessandria

TFR in busta paga?

  Non è un aumento salariale, né è una diminuzione delle tasse. Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), chiamato anche liquidazione, non è altro che “salario differito”, cioè una parte della retribuzione da lavoro dipendente che ogni anno viene messa da parte come risparmio per il futuro, circa una mensilità. I lavoratori possono scegliere – grazie al Sindacato – se lasciare il TFR in azienda o destinarlo alla previdenza complementare (fondi pensione), al termine del rapporto di lavoro. Mettere in busta paga il 50% del TFR maturato in un anno (mezzo stipendio) significa anticipare il salario, non aumentarlo! Anzi, si perderebbero i rendimenti e aumenterebbe la tassazione di quel reddito da lavoro!! NESSUNA RESTITUZIONE FISCALE Inoltre, non riguarda i lavoratori pubblici (con i contratti bloccati dal 2010), i pensionati, i disoccupati, le partite IVA, molti precari e molti giovani. E resta il dubbio sull’utilizzo del TFR destinato ai fondi pensione. NESSUNA EQUITÀ E NESSUNA GIUSTIZIA Per non colpire gli evasori, per non chiedere di più agli ultra-ricchi, per non liberare le risorse imprigionate e parassitarie, per non attaccare gli interessi finanziari, per non chiedere all’Europa di “cambiare verso”, per non cambiare il modello di sviluppo si vuole mettere mano ai redditi dei lavoratori dipendenti, ancora una volta. NESSUNA CRESCITA, NESSUNA RIPRESA Alcuni dati

  • Il flusso annuo complessivo di TFR è pari a circa 22-23 miliardi di euro. Di questi, circa la metà resta nelle disponibilità delle piccole e medie imprese (sotto i 50 dipendenti); circa 6 miliardi vengono gestiti dal Fondo Tesoreria presso l’INPS; circa 5,5 miliardi sono destinati alla previdenza complementare.
  • La retribuzione media annua lorda di un lavoratore dipendente (mediamente in 13 mensilità) viene tassata con aliquote progressive secondo gli scaglioni IRPEF, a cui si aggiungono le detrazioni per lavoro dipendente (fino a 55mila euro). Per il TFR, attualmente, è prevista una tassazione separata applicando l’aliquota media effettiva degli ultimi 5 anni di lavoro e vengono applicate detrazioni ulteriori a quelle già previste per i redditi fino a 30mila euro. Al TFR non si applicano le addizionali locali IRPEF. Portando il 50% del TFR annuo in tassazione ordinaria si perderebbe il beneficio fiscale da tassazione agevolata e aumenterebbe l’imposizione IRPEF per effetto del possibile aumento dell’aliquota marginale, della diminuzione della detrazione da lavoro dipendente e delle addizionali locali.
  • Il TFR lasciato in azienda o al Fondo Tesoreria INPS matura rendimenti fissi (1,5% + 75% dell’inflazione; tassati dal 2001 all’11%). Se il 50% del TFR annuo viene spostato in busta paga, non matura rendimenti e, in fasi recessive, di bassa inflazione o deflazione, quindi, perde ancora di più.

Esempio 1: un lavoratore con retribuzione media annua di 20mila euro, con un anticipo del 50% TFR maturato in un anno, avrebbe a disposizione 38 euro netti mensili in più, non un euro in più di aumento del reddito da lavoro, ma circa 30 euro annui in meno tra minori rendimenti e maggiori tasse. Esempio 2: un lavoratore con retribuzione media annua di 30mila euro, con un anticipo del 50% TFR maturato in un anno, avrebbe a disposizione 50 euro netti mensili in più, non un euro in più di aumento del reddito da lavoro, ma circa 28 euro annui in meno tra minori rendimenti e maggiori tasse. N.B.: nell’Esempio 2 si conterebbe una perdita inferiore a causa dell’azzeramento delle ulteriori detrazioni previste per il TFR fino a 30mila euro. Va poi sottolineato che con molti anni di lavoro davanti, per entrambi gli esempi, l’operazione comporterebbe una significativa riduzione del montante e una rilevante perdita di rendimenti. Viale Brigata Ravenna, 9 – 15121 Alessandria Tel. 0131 251170 – Fax 0131 268020 – Tel. FS 32/517 – Fax FS 32/160 e-mail: alessandria@filtcgilpiemonte.it – Internet: www.filtcgilpiemonte.it

Maxi Emendamento

Per opportuna conoscenza, si allega il testo del “maxiemendamento” presentato dal Governo al ddl delega sul lavoro; com’è noto, sul ddl è stata posta la questione di fiducia, che sarà votata in serata al Senato. Da una prima lettura, il maxiemendamento, che formalmente è composto da un unico articolo interamente sostitutivo dei 6 articoli di cui era composto il ddl, ricalca in larghissima parte il testo approvato dalla Commissione lavoro del Senato; le modifiche più rilevanti riguardano l’ex art. 4 (ora comma 7), dove è un pò meno vaga l’ipotesi di riduzione delle tipologie contrattuali, viene introdotto un nuovo punto (nuova lett. b)) per la promozione del contratto a tempo indeterminato mediante un diverso peso degli “oneri diretti ed indiretti” (formulazione non chiarissima), la formulazione sul contratto a tutele crescenti è invariata, sul tema del possibile demansionamento si riprende pari pari il testo della Commissione ma si aggiunge la possibilità per la contrattazione collettiva di individuare casistiche aggiuntive, sull’estensione del lavoro accessorio il testo è riformulato ma la sostanza appare invariata. Visualizza o scarica il documento

TFR

Comprensorio di Alessandria

TFR in busta paga?

  Non è un aumento salariale, né è una diminuzione delle tasse. Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), chiamato anche liquidazione, non è altro che “salario differito”, cioè una parte della retribuzione da lavoro dipendente che ogni anno viene messa da parte come risparmio per il futuro, circa una mensilità. I lavoratori possono scegliere – grazie al Sindacato – se lasciare il TFR in azienda o destinarlo alla previdenza complementare (fondi pensione), al termine del rapporto di lavoro. Mettere in busta paga il 50% del TFR maturato in un anno (mezzo stipendio) significa anticipare il salario, non aumentarlo! Anzi, si perderebbero i rendimenti e aumenterebbe la tassazione di quel reddito da lavoro!! NESSUNA RESTITUZIONE FISCALE Inoltre, non riguarda i lavoratori pubblici (con i contratti bloccati dal 2010), i pensionati, i disoccupati, le partite IVA, molti precari e molti giovani. E resta il dubbio sull’utilizzo del TFR destinato ai fondi pensione. NESSUNA EQUITÀ E NESSUNA GIUSTIZIA Per non colpire gli evasori, per non chiedere di più agli ultra-ricchi, per non liberare le risorse imprigionate e parassitarie, per non attaccare gli interessi finanziari, per non chiedere all’Europa di “cambiare verso”, per non cambiare il modello di sviluppo si vuole mettere mano ai redditi dei lavoratori dipendenti, ancora una volta. NESSUNA CRESCITA, NESSUNA RIPRESA Alcuni dati

  • Il flusso annuo complessivo di TFR è pari a circa 22-23 miliardi di euro. Di questi, circa la metà resta nelle disponibilità delle piccole e medie imprese (sotto i 50 dipendenti); circa 6 miliardi vengono gestiti dal Fondo Tesoreria presso l’INPS; circa 5,5 miliardi sono destinati alla previdenza complementare.
  • La retribuzione media annua lorda di un lavoratore dipendente (mediamente in 13 mensilità) viene tassata con aliquote progressive secondo gli scaglioni IRPEF, a cui si aggiungono le detrazioni per lavoro dipendente (fino a 55mila euro). Per il TFR, attualmente, è prevista una tassazione separata applicando l’aliquota media effettiva degli ultimi 5 anni di lavoro e vengono applicate detrazioni ulteriori a quelle già previste per i redditi fino a 30mila euro. Al TFR non si applicano le addizionali locali IRPEF. Portando il 50% del TFR annuo in tassazione ordinaria si perderebbe il beneficio fiscale da tassazione agevolata e aumenterebbe l’imposizione IRPEF per effetto del possibile aumento dell’aliquota marginale, della diminuzione della detrazione da lavoro dipendente e delle addizionali locali.
  • Il TFR lasciato in azienda o al Fondo Tesoreria INPS matura rendimenti fissi (1,5% + 75% dell’inflazione; tassati dal 2001 all’11%). Se il 50% del TFR annuo viene spostato in busta paga, non matura rendimenti e, in fasi recessive, di bassa inflazione o deflazione, quindi, perde ancora di più.

Esempio 1: un lavoratore con retribuzione media annua di 20mila euro, con un anticipo del 50% TFR maturato in un anno, avrebbe a disposizione 38 euro netti mensili in più, non un euro in più di aumento del reddito da lavoro, ma circa 30 euro annui in meno tra minori rendimenti e maggiori tasse. Esempio 2: un lavoratore con retribuzione media annua di 30mila euro, con un anticipo del 50% TFR maturato in un anno, avrebbe a disposizione 50 euro netti mensili in più, non un euro in più di aumento del reddito da lavoro, ma circa 28 euro annui in meno tra minori rendimenti e maggiori tasse. N.B.: nell’Esempio 2 si conterebbe una perdita inferiore a causa dell’azzeramento delle ulteriori detrazioni previste per il TFR fino a 30mila euro. Va poi sottolineato che con molti anni di lavoro davanti, per entrambi gli esempi, l’operazione comporterebbe una significativa riduzione del montante e una rilevante perdita di rendimenti. Viale Brigata Ravenna, 9 – 15121 Alessandria Tel. 0131 251170 – Fax 0131 268020 – Tel. FS 32/517 – Fax FS 32/160 e-mail: alessandria@filtcgilpiemonte.it – Internet: www.filtcgilpiemonte.it